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Il paradosso della felicità: perché volere di meno può renderti più ricco

La convinzione comune che più soldi equivalga a più felicità è una trappola. La verità, come stanno scoprendo sempre più gli esperti finanziari e gli psicologi comportamentali, è che la contentezza non deriva dall’accumulazione infinita; deriva dall’apprezzare ciò che già hai. Questo non è solo un punto filosofico; è un difetto fondamentale nel modo in cui è cablato il nostro cervello.

Il ciclo di aggiornamento infinito

Morgan Housel, autore di “La psicologia del denaro”, lo illustra con una verità semplice ma brutale: il desiderio è un bersaglio mobile. Un giovane sogna qualsiasi macchina. Una volta che ne hanno uno, si fissano sul prossimo aggiornamento. Prendi l’auto migliore e all’improvviso una più costosa è tutto ciò a cui riescono a pensare. Non si tratta dell’oggetto in sé, ma della scarica di dopamina del volere.

Il cervello in realtà non vuole l’auto; vuole l’anticipazione e l’eccitazione di ottenere qualcosa di nuovo. Nel momento in cui l’oggetto viene acquisito, quella sensazione svanisce e il ciclo ricomincia. Questo vale per tutto, dalle automobili alle case ai jet privati. Anche i miliardari possono essere infelici se sono costantemente alla ricerca della prossima, più grande acquisizione.

La radice neurologica dell’insoddisfazione

Il problema non è necessariamente l’avidità ma il modo in cui si è evoluto il nostro cervello. La dopamina, il neurotrasmettitore che guida il desiderio, non si preoccupa dei possedimenti; prospera nell’attesa. Ciò spiega perché così tanti individui con un patrimonio netto elevato si sentono ancora ansiosi e insoddisfatti. Non godono della ricchezza; sono bloccati in uno stato di impegno perpetuo.

Housel evidenzia un netto contrasto: una persona contenta della propria vita modesta contro un miliardario consumato dall’invidia. Il miliardario può avere 100 volte più risorse, ma la sua felicità non è garantita. In effetti, spesso diminuisce a causa della pressione costante ad accumularne di più.

Stile di vita inquietante e ricchezza psicologica

Questo fenomeno, noto come “sviluppo dello stile di vita”, spiega perché anche i ricchi si indebitano o rimangono insoddisfatti. Inseguono jet privati ​​più grandi, auto di lusso, non perché ne abbiano bisogno, ma perché il loro cervello è programmato per volere di più. Questo è il motivo per cui Housel cita la nonna di sua moglie come un esempio di “finanziariamente povero, ma psicologicamente ricco”. Ha trovato realizzazione in ciò che aveva, piuttosto che ossessionarsi per ciò che le mancava.

La conclusione fondamentale non è che la ricchezza è un male; è che il divario tra ciò che hai e ciò che desideri è il fattore determinante del tuo benessere. Imparare a colmare questo divario – volendo di meno – può essere più efficace di qualsiasi aumento o investimento.

In definitiva, la felicità non dipende da quanto guadagni, ma da quanto apprezzi. Il segreto della contentezza è riconoscere che i beni più preziosi non sono sempre materiali.

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