Un giudice federale del Minnesota ha rivolto un duro rimprovero all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), stabilendo che gli agenti hanno violato il Quarto Emendamento entrando con la forza nell’abitazione di un uomo senza un valido mandato giudiziario. La decisione, emessa il 17 gennaio, sottolinea un conflitto di lunga data tra la politica dell’ICE e la legge costituzionale in materia di arresti domiciliari.
La sentenza e le sue implicazioni
Il giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti Jeffrey Bryan ha ritenuto che gli agenti dell’ICE hanno agito incostituzionalmente quando sono entrati nella residenza di Garrison Gibson senza il consenso o un mandato firmato da un giudice. Ciò rispecchia una direttiva interna dell’ICE, precedentemente nascosta, che istruisce gli agenti che i mandati amministrativi – firmati dai supervisori dell’ICE piuttosto che dai giudici – sono sufficienti per entrare in case private ed effettuare arresti.
La questione principale: il Quarto Emendamento protegge gli individui da perquisizioni e sequestri irragionevoli. Tradizionalmente, ciò significa che le forze dell’ordine devono ottenere un mandato da un giudice basato su una causa probabile prima di entrare in una casa. La politica dell’ICE, secondo la sentenza, elude questo requisito.
Il caso di Garrison Gibson
Garrison Gibson, un cittadino liberiano che vive in Minnesota sotto la supervisione dell’ICE, sostiene che gli agenti hanno fatto irruzione nella sua casa l’11 gennaio dopo che si era rifiutato di aprire la porta. Secondo la sua dichiarazione giurata, gli agenti hanno utilizzato spray al peperoncino contro i vicini che si erano radunati all’esterno e hanno utilizzato un ariete per forzare l’ingresso.
La moglie di Gibson ha filmato l’incidente, catturando gli agenti con i fucili davanti alla porta. Nonostante le sue richieste di vedere un mandato, gli agenti sono entrati senza e hanno ammanettato Gibson prima di presentare un mandato amministrativo, un documento firmato da un supervisore dell’ICE, non da un giudice.
Nuovo arresto e detenzione continuata
Nonostante l’ordine del giudice per il rilascio immediato di Gibson, l’ICE lo ha nuovamente arrestato durante un check-in di routine, dimostrando la capacità dell’agenzia di trattenere individui anche dopo che un tribunale ha ritenuto incostituzionale un arresto. Ciò evidenzia una tensione critica: gli agenti federali possono far rispettare le leggi sull’immigrazione in modo aggressivo, anche se tali azioni violano i diritti costituzionali.
Orientamenti interni e dibattito legale dell’ICE
La sentenza arriva nel mezzo di un crescente controllo della guida interna dell’ICE sul modulo I-205, un documento amministrativo che consente agli agenti di entrare nelle case senza mandato giudiziario. Whistleblower Aid, che rappresenta gli informatori dell’ICE, sostiene che questo promemoria informa gli agenti che un mandato firmato dall’agenzia è sufficiente per gli arresti domiciliari.
Gli studiosi di diritto, tra cui l’esperto del Quarto Emendamento Orin Kerr, sostengono che questa pratica è in conflitto con i limiti costituzionali. Kerr ha avvertito che consentire mandati emessi dall’esecutivo mina il controllo giudiziario previsto dal Quarto Emendamento.
Il contesto più ampio
Questo caso fa parte di una più ampia reazione contro l’applicazione dell’ICE in Minnesota. I funzionari statali hanno definito le operazioni federali una “invasione” incostituzionale, in particolare a Minneapolis e Saint Paul. Le proteste e l’indignazione della comunità sono cresciute mentre l’ICE persegue aggressivamente l’applicazione delle norme sull’immigrazione.
L’arresto di Gibson includeva anche accuse di agenti dell’ICE che scattavano foto “trofeo” con i detenuti, un gesto che ha descritto come progettato per umiliare coloro che erano in custodia.
Conclusione
La sentenza del giudice del Minnesota afferma che gli agenti dell’ICE non possono entrare nelle case senza mandato giudiziario. Sebbene l’agenzia mantenga l’autorità di detenzione, la decisione rafforza la protezione del Quarto Emendamento contro perquisizioni e sequestri irragionevoli. Il caso solleva questioni critiche sull’equilibrio tra l’applicazione dell’immigrazione e i diritti costituzionali e se l’ICE modificherà le sue politiche interne per conformarsi ai precedenti giudiziari.
