Giganti della tecnologia accusati di progettare piattaforme che creano dipendenza in un processo storico

15

Una causa a Los Angeles sostiene che Meta (Instagram) e YouTube hanno intenzionalmente progettato le loro piattaforme per creare dipendenza, causando danni agli utenti, in particolare ai bambini. Il caso, aperto lunedì, segna un momento significativo nel dibattito sulla responsabilità tecnologica per il benessere degli utenti.

L’argomento principale: la dipendenza digitale

La querelante, identificata come K.G.M., afferma di aver sviluppato una dipendenza da YouTube e Instagram in giovane età a causa delle caratteristiche manipolative del design. L’avvocato del querelante, Mark Lanier, ha sostenuto che queste piattaforme funzionano come “casinò digitali”, impiegando tecniche come lo scrolling infinito per tenere agganciati gli utenti. Lanier ha paragonato lo scorrere costante al tirare la leva di una slot machine, suggerendo un parallelo intenzionale con la psicologia del gioco d’azzardo.

Perché è importante: una generazione agganciata

Questa sperimentazione non riguarda solo l’esperienza di un individuo. Si tratta di una tendenza più ampia: una generazione che cresce nella morsa della dipendenza dai social media. La causa sostiene che i dirigenti di Meta e YouTube erano consapevoli del potenziale di dipendenza dei loro prodotti, ma continuavano a sviluppare e implementare funzionalità progettate per massimizzare il coinvolgimento, anche a scapito della salute degli utenti.

L’accusa: dipendenza ingegnerizzata

Lanier ha accusato le aziende di creare deliberatamente “trappole” anziché semplicemente creare app. La causa sostiene che l’obiettivo non era semplicemente attirare gli utenti, ma coltivare la dipendenza. In caso di successo, questo caso potrebbe costituire un precedente legale, costringendo le aziende tecnologiche ad affrontare la responsabilità per l’impatto psicologico delle loro piattaforme.

Si prevede che il processo durerà diverse settimane, durante le quali entrambe le parti presenteranno prove sulla progettazione di queste piattaforme e sui loro effetti sugli utenti. Il risultato potrebbe ridefinire il rapporto tra le aziende tecnologiche e la loro responsabilità nei confronti del benessere degli utenti.

Questa causa potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui vediamo i social media, spostando l’attenzione dalle metriche di coinvolgimento ai danni agli utenti. La domanda è se i tribunali riterranno i giganti della tecnologia responsabili della costruzione di piattaforme che privilegiano la dipendenza rispetto alla salute.