Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) hanno ucciso a colpi di arma da fuoco almeno 25 persone dal 2015, ma contro di loro non è mai stata presentata alcuna accusa penale. Questo modello di impunità deriva da un’incapacità sistemica di ritenere gli agenti responsabili, con le indagini che favoriscono costantemente le prospettive delle forze dell’ordine rispetto alle prove civili. La recente sparatoria di Renee Nicole Good a Minneapolis sottolinea questo problema, poiché le prime narrazioni della Casa Bianca e del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale contraddicono direttamente le prove video.
Mancanza sistemica di responsabilità
Un’indagine quadriennale sulle sparatorie dell’ICE (2015-2021) rivela tendenze allarmanti: 19 incidenti hanno coinvolto veicoli in movimento, provocando almeno 10 morti e sei feriti. Gli agenti dell’ICE hanno sparato contro cittadini statunitensi in aree pubbliche 22 volte, in sette casi coinvolgendo individui che non erano gli obiettivi previsti dell’applicazione della legge. Nonostante ciò, le richieste di legittima difesa vengono regolarmente accettate, con il portavoce dell’ICE Mike Alvarez che afferma che la forza mortale è giustificata quando “oggettivamente ragionevole e necessaria”.
L’ex agente delle forze dell’ordine federali Mike German spiega che pubblici ministeri e giudici si rimettono alle convinzioni soggettive degli agenti riguardo alle situazioni pericolose per la vita, rendendo rare le accuse penali. In alcuni casi, l’ICE ha persino documentato il corpo di un sospetto come “arma”, mentre le prove suggeriscono che almeno una dozzina di vittime erano disarmate.
Tutela legale per gli agenti
Le sparatorie perpetrate da agenti federali sono raramente perseguite e i risultati sono raramente pubblici. Gli agenti sono ulteriormente tutelati dall’immunità qualificata, che li tutela dalle cause civili per violazioni costituzionali. I casi della Corte Suprema Mesa v. Hernandez (2020) e Egbert v. Boule (2022) hanno consolidato questa protezione, rendendo quasi impossibile per i cittadini citare in giudizio gli agenti per danni.
Le agenzie statali e federali possono indagare sulle sparatorie separatamente, ma spesso si rimettono a vicenda, portando allo stallo delle indagini. A Minneapolis, l’FBI ha preso il controllo esclusivo delle indagini sulla sparatoria di Good, escludendo il Bureau of Criminal Apprehension (BCA) dopo un giorno.
Confusione giurisdizionale e ritardi nelle indagini
Casi passati mostrano schemi simili: a Dumfries, Virginia (2018), un agente dell’ICE ha sparato a un uomo disarmato in fuga dall’arresto, ma l’ufficio del procuratore del Commonwealth ha interrotto le indagini, citando la mancanza di giurisdizione sugli agenti federali. A Nashville, Tennessee (2019), le riprese video hanno contraddetto le affermazioni dell’ICE su una sparatoria, ma l’indagine dell’FBI è stata condotta lentamente e non è mai stata resa pubblica.
Le forze dell’ordine statali e locali hanno costantemente scagionato gli agenti da atti illeciti, anche quando ostacolavano le indagini. A Scottsdale, in Arizona (2018), un agente ha sparato più volte a un uomo che era già a terra, ma è stato comunque scagionato nonostante avesse violato il protocollo. A Chula Vista, California (2016), un agente dell’ICE ha consigliato a un collega che aveva ucciso un 22enne di non collaborare alle indagini.
Fallimenti interni e mancanza di trasparenza
Le indagini interne dell’ICE mancano di supervisione, con raccomandazioni disciplinari spesso ignorate dai supervisori. Il Government Accountability Office (GAO) ha scoperto nel 2023 che i dati sull’uso della forza dell’ICE non avevano seguito: gli incidenti erano documentati ma non esaminati per la conformità alle politiche.
L’agenzia ha operato secondo una politica obsoleta sull’uso della forza dal 2004 al 2023, quando ha creato una nuova politica che rimane in gran parte inedita al pubblico. L’ICE si rifiuta di rivelare il numero di morti per sparatoria o di fornire politiche non oscurate.
Interferenza politica
La segretaria per la Sicurezza nazionale Kristi Noem ha falsamente etichettato Good come un “terrorista domestico” per giustificare la sparatoria, mentre l’ex presidente Trump avrebbe incaricato i funzionari di proteggere gli agenti dell’ICE accusati di crimini. Il vicepresidente JD Vance ha affermato che gli agenti godono di “assoluta immunità”, un’affermazione giuridicamente priva di fondamento.
In definitiva, il sistema è progettato per proteggere gli agenti ICE, non per ritenerli responsabili delle loro azioni. La combinazione di tutele legali, ritardi burocratici e interferenze politiche garantisce che questi omicidi continuino impunemente.
